100 X 100 Poltrona Frau

Sette case cubo, nello stesso grigio cemento dei pavimenti, emergono da terra in varie altezze. Sopra il tetto di ogni casa, poltrone e arredi della nuova collezione 2012 rivestiti in bianco gesso. Forme essenziali. Metafisiche. Quasi prototipi dell’abitare. E poi la sorpresa di ritrovarli, identici a se stessi ma sempre diversi, in un mondo cangiante di materie e colori all’interno dei singoli cubi. Poltrona Frau al 100 X 100. In tutte le sue dimensioni, nell’allestimento immaginato da Paola Navone alla Fondazione Arnaldo Pomodoro. Da un lato il pensiero, l’intuizione progettuale. Dall’altro la fisicità dello spazio, la capacità di darne un’interpretazione vitale.

Ogni casa è un set di vibrazioni cromatiche e tattili. Dove pelle, cuoio, tessuto, legno vivono in un gioco di rimandi con le particolarissime carte da parati, con i tappeti e i grandi lampadari in vetro colorato di Barovier & Toso. Lo spazio diventa liquido e marino, in azzurro Polinesia e verde ottanio. Oppure sfarzoso e ricercato, con bagliori oro mescolati al verde oliva. E ancora, onirico e sospeso, con le pareti cosparse di pixel argentati e gli arredi negli azzurri più tenui e delicati. O energico e corroborante, in tutta la scala dei rossi richiamati dagli alberi di pesco in fiore che sbocciano sui muri.

Ma la molteplicità di letture e punti di vista prosegue nella parte dell’allestimento dedicata al design contest, lanciato da Poltrona Frau fra dodici dei più talentuosi designer contemporanei per celebrare i suoi primi 100 anni. Dodici spazi triangolari in sequenza. Uno solo racchiude la poltrona vincitrice, simbolo del centenario. Juliet, disegnata da Benjamin Hubert. Negli altri, una seduta icona di Poltrona Frau, dalla Vanity Fair, a Intervista, ad Archibald, tutte rivestite in morbidissima Pelle Frau® Soul grigio cemento, insieme al video attraverso cui ogni autore racconta il suo progetto presentato al contest. È come un invito ad accomodarsi nel passato del marchio, per guardare e scoprire il suo futuro, nelle diverse interpretazioni che ne danno designer provenienti da tutto il mondo. E se all’interno dei volumi triangolari i pezzi iconici di Poltrona Frau sono rivestiti nei toni neutri del grigio cemento, in un meccanismo di nuovo speculare sul tetto di ogni spazio le stesse poltrone tornano in colori eccentrici e sorprendenti. Salmone per la Vanity Fair. Fucsia per la Willy. Azzurro chiarissimo per la Aster X. Cromie stravaganti che dall’alto dei ballatoi della Fondazione Arnaldo Pomodoro si accostano alle forme neutre delle novità 2012 esposte sui tetti delle case cubo.

La dialettica colore-non colore, forma astratta-realtà, passato-futuro percorre l’intero allestimento e torna nella “piazza” ricavata fra un volume e l’altro. Dove si alternano sedute in bianco e sedute in Pelle Frau® Century, che nel calore, nella morbidezza e nei toni vissuti offre l’emozione di un secolo di storia.

Dopo i suoi primi 100 anni Poltrona Frau può raccontarsi in un continuo cambio di prospettive. Per valorizzare le esperienze sedimentate, lo slancio progettuale, il valore universale delle idee e l’intelligenza delle mani nel fare di ogni arredo una realtà dal carattere vivo e unico.

E in un ulteriore mutamento di visuale, ad attrarre l’attenzione è anche la misteriosa torre di legno disposta al secondo piano della Fondazione Arnaldo Pomodoro. Tutto attorno giochi di luce e ombra creati da LED disposti a terra. All’interno, avvolta nel buio totale e rivelata da uno spot di luce, una sola, carismatica icona. La 1919. Video proiettati su due grandi bandiere in tessuto offrono suggestioni sui designer, l’artigianalità, gli arredi che nel tempo hanno fatto la storia di Poltrona Frau.
È l’allestimento disegnato da Michele De Lucchi per annunciare la prossima apertura del nuovo Museo a Tolentino, negli stabilimenti di Poltrona Frau. Una struttura progettata dallo stesso De Lucchi, che racconterà dall’interno il percorso storico dell’azienda, proponendosi come luogo vitale e in continua evoluzione. Punto d’incontro con il pubblico e omaggio a un territorio dove la lavorazione della pelle è una tradizione consolidata.

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