Tappeto Billie di Poltrona Frau, in lana lavorata a mano, con motivi geometrici ispirati al design italiano.

Billie | Tappeto

Max Huber

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Billie è caratterizzato da un disegno rigoroso, quasi costruttivista, che occupa gran parte della superficie del tappeto. La grafica è apparentemente semplice, formata da pochi elementi estremamente calibrati in ogni singolo dettaglio. Due soli segni su fondo neutro: uno rosso intenso, formato da un cerchio e da una linea verticale, e uno grigio antracite, composto da due linee perpendicolari.
Il risultato è di grande equilibrio formale e notevole impatto visivo.
Proprio per rispettare il progetto e le proporzioni originali, Billie è disponibile in una sola dimensione, 250X350 cm, e in un’unica variante cromatica. Viene rifinito con una bordatura sui quattro lati eseguita in lana e cucita interamente a mano.  

Il tappeto Billie è interamente realizzato a mano su telai di legno con la tecnica dell’annodatura a nodo tibetano. È caratterizzato da un'elevata una densità di nodi, 70.000 per mq, per ottenere una superficie d’uso molto compatta e morbida. È composto al 50% di lana e al 50% di lino, fibre naturali accuratamente selezionate che regalano al tappeto un aspetto vellutato e leggermente lucente, con effetti di chiaroscuro e di diversa percezione cromatica a seconda della direzione in cui viene visto il manto.  

Il tappeto Billie è contraddistinto da un’etichetta in cuoio cucita a mano sul retro, con impresso il marchio Poltrona Frau. Sul retro del tappeto, per mantenere tesi gli angoli, sono cucite due strisce in tessuto sulle quali è ricamata la firma di Max Huber.

 

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Concept e Design

In occasione dei cento anni dalla nascita di Max Huber, Poltrona Frau omaggia il celebre grafico-artista svizzero con Billie e Dizzy, collezione di tappeti realizzati selezionando dall’archivio due opere inedite su carta, rispettivamente del 1936 e del 1947. I disegni originali sono rimasti inalterati nelle proporzioni e negli spessori delle linee e sono stati semplicemente adattati alle dimensioni dei tappeti.  

Il tappeto Billie prende il suo nome da Billie Holiday, una delle più belle e malinconiche voci jazz di inizio ‘900. Omaggio a un genere musicale molto amato dall'artista e che ha influenzato il suo lavoro. Durante la sua carriera, oltre ai celebri progetti realizzati per Esselunga, La Rinascente, Coin, Rai, Montecatini, Max Huber si occupa di molti lavori legati a questo tipo di musica, come la rivista “Ritmo” del 1950 e “Jazztime” del 1952; la copertina dell’Enciclopedia del jazz “Messaggerie Musicali” del 1952, il manifesto per il festival di Chiasso: “Jazz Chiasso weeks” del 1985.

max huber
Disegnato da
Max Huber

Max Huber nasce a Baar, nel Canton Zugo, nel 1919 e dopo aver frequentato il Ginnasio, studia grafica presso la Kunstgewerbeschule di Zurigo dove segue con particolare entusiasmo le lezioni di Alfred Willimann. In questo periodo ha modo di conoscere numerosi grafici e artisti svizzeri, tra cui Werner Bischof, Emil Schultess, Josef Müller-Brockmann, Carlo Vivarelli, Hans Falk, Hans Neuburg e Max Bill. Desideroso di nuove esperienze, Max Huber trova lavoro a Milano nel 1940 presso il prestigioso studio grafico di Antonio Boggeri, dove conosce Bruno Munari, Luigi Veronesi e Albe Steiner. Dopo solo un anno rientra in Svizzera a causa della difficile congiuntura politica. Successivamente Max Bill lo chiama a far parte del gruppo Allianz, l’associazione degli artisti moderni svizzeri facenti capo alla corrente “concretista”, che annovera, fra gli altri membri, anche Hans Arp e Richard Paul Lohse. Nell’ottobre del 1945 ritorna a Milano e con Albe Steiner realizza il progetto grafico per la VIII Triennale del 1947. In questo frangente conosce Giulio Einaudi che lo incarica di curare tutta la grafica della sua casa editrice. Nello stesso anno progetta l’impostazione grafica e il piccolo catalogo per la mostra Arte astratta e concreta curata da Max Bill con Lanfranco Bombelli Tiravanti nella prestigiosa sede espositiva di Palazzo Reale a Milano. Nel 1949, sempre nella capitale lombarda, aderisce al Movimento Arte Concreta fondato l’anno precedente da Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Bruno Munari e Atanasio Soldati e partecipa alla IV cartella grafica. Successivamente, a partire dagli anni Cinquanta, si distinguerà nel settore della grafica. Si ricorda a questo proposito il nuovo logotipo per i magazzini de la Rinascente, quello per Coin, Nava o per la catena dei supermercati Esselunga, come anche l’allestimento per gli showroom Omega e Flos a Milano. Inizia sempre in quegli anni l’intensa collaborazione con gli architetti-designer Achille e Pier Giacomo Castiglioni, condividendo, con il suo progetto archigrafico, l’ideazione di numerosi allestimenti per la Rai, l’Eni e la Montecatini (in seguito Montedison). I riconoscimenti pubblici non tardano ad arrivare e nel 1954 a Max Huber viene assegnato il premio del design italiano “Compasso d’Oro” grazie al disegno per un “tessuto plastico”. Non va dimenticata la sua lunga e continua attività didattica iniziata a Milano nel 1947 alla scuola Rinascita, continuata dal 1959 al 1962 presso l’Umanitaria e ancora ripresa negli anni ’70 con la docenza alla Scuola Politecnica di Design condotta da Bruno Munari con Nino Di Salvatore. Dal 1978 al 1984 Max Huber porta la sua esperienza didattica in Svizzera insegnando grafica presso la CSIA-Centro Scolastico Industrie Artistiche di Lugano. Viene a mancare il 16 novembre 1992.

Rivestimenti e finiture

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Billie è un tappeto che definisce lo spazio con decisione, ma senza rinunciare all’equilibrio. Il suo disegno rigoroso, ispirato all’universo grafico di Max Huber, trasforma la superficie in un elemento architettonico capace di dialogare con arredi, volumi e colori in modo preciso. La composizione su fondo neutro, attraversata da pochi segni netti e riconoscibili, lo rende particolarmente adatto a chi cerca un tappeto con forte identità visiva, ma desidera mantenere un ambiente ordinato, sofisticato e coerente.

 

In un soggiorno contemporaneo, Billie funziona molto bene come fulcro della zona conversazione. La sua misura importante permette di organizzare visivamente il salotto, dando continuità tra divani, poltrone e tavolino centrale. È una soluzione ideale per chi desidera strutturare il living con un grande tappeto scenografico, soprattutto in ambienti arredati con palette neutre, finiture materiche e pezzi di design essenziali. Il contrasto tra il fondo sobrio e i segni grafici rossi e antracite aggiunge ritmo all’insieme senza creare disordine, rendendolo perfetto per case in cui il linguaggio dell’arredo punta sulla qualità più che sull’accumulo.

 

La sua presenza risulta particolarmente efficace anche negli interni minimalisti o modernisti, dove ogni elemento deve avere una funzione visiva chiara. Billie è adatto a chi vuole introdurre un accento artistico in un ambiente essenziale, mantenendo però una percezione di rigore. In uno spazio con pareti chiare, pavimenti continui, mobili bassi e materiali come legno, vetro, metallo verniciato o pelle, il tappeto riesce a creare un punto di tensione estetica misurata, capace di dare carattere senza compromettere la pulizia compositiva dell’ambiente.

 

Nella zona pranzo, soprattutto in sale ampie o open space ben progettati, può essere una scelta molto interessante per chi cerca un tappeto importante sotto il tavolo da pranzo, capace di valorizzare non solo il tavolo stesso ma l’intero volume della stanza. La sua grafica equilibrata lo rende adatto a tavoli dal segno contemporaneo, sedute imbottite, ambienti con illuminazione architettonica e interni che vogliono esprimere personalità attraverso pochi elementi selezionati.

 

Billie può trovare una collocazione particolarmente convincente anche in uno studio professionale, in un ufficio direzionale o in un ambiente creativo. Qui risponde bene all’esigenza di chi desidera un complemento tessile capace di comunicare cultura visiva, sensibilità progettuale e autorevolezza. Non è il classico tappeto decorativo che resta sullo sfondo: la sua impronta grafica parla di attenzione al dettaglio, gusto per la progettazione e apprezzamento per l’arte e il design del Novecento. Per questo è adatto a professionisti, creativi, architetti, collezionisti e persone che cercano uno spazio di lavoro rappresentativo ma non convenzionale.

 

Dal punto di vista materico, l’unione di lana e lino contribuisce a una resa tattile e visiva particolarmente interessante. La superficie, realizzata a mano con nodo tibetano, restituisce un effetto morbido e leggermente cangiante, che cambia percezione con la luce e con il punto di osservazione. Questo lo rende indicato per chi cerca un tappeto naturale e artigianale, non solo bello da vedere ma capace di aggiungere profondità e qualità sensoriale alla stanza. In contesti dove convivono pelle, tessuti pieni, superfici opache e dettagli metallici, Billie riesce a completare il progetto con una presenza colta e misurata.

 

È un tappeto che si rivolge bene anche a chi ama le case dal gusto internazionale, dove convivono design italiano, richiami al modernismo, arte grafica e attenzione alla storia del progetto. In questi ambienti risponde all’esigenza di inserire un oggetto decorativo con valore culturale, che non sia soltanto ornamentale ma porti con sé un immaginario preciso. La sua impostazione quasi artistica lo rende adatto a spazi in cui il tappeto non viene scelto solo per “riempire” una superficie, ma per contribuire in modo attivo al racconto dell’ambiente.

 

Billie è quindi una scelta convincente per chi desidera un interno ordinato ma mai anonimo, per chi cerca un tappeto che definisca lo spazio con eleganza grafica, per chi vuole un segno contemporaneo capace di dare energia a una palette neutra, e per chi predilige complementi d’arredo che uniscono artigianalità, cultura del progetto e presenza scenica. In un’abitazione privata, in uno studio o in un contesto hospitality raffinato, il suo linguaggio resta distintivo ma sempre controllato, capace di lasciare il segno con precisione e misura.